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Che giorno è? (di Federico Sacchi)

Prima del coronavirus

Ogni martedì e giovedì si va in piscina, dalle 10.30 alle 12.00. Prima ci si mette il costume, si prepara la borsa per la piscina. Si esce, si prende il pulmino, si arriva in piscina. Negli spogliatoi ci si spoglia e alla fine di tutto ci si riveste - dannati significanti, conveniva chiamarlo cambiatoio - e si entra in acqua. Si nuota.

Una volta a settimana è previsto un rientro in famiglia, laddove possibile, o un’uscita con i genitori.

D.

Più di un anno fa era terrorizzata dall’acqua. Si teneva stretta all’operatore, perché niente le assicurava che potesse sprofondare. L’operatore, poveretto, colmava quel baratro. Difficile da sopportare, se ci si pensa bene. Fortunatamente, non ci si pensa spesso.

Piano piano inizia a nuotare, sempre sorretta dall’operatore che deve tenerla “stretta stretta”. Si arriva dopo tanti mesi a metà piscina. Il suo occhio è vigile, chiede di tornare indietro sempre all’altezza del convettore che riscalda l’ambiente.

Indietro!”

Perché forzarla? Perché chiederle di arrivare a fine piscina? Torniamo indietro.

Un giorno, dopo tanti giorni in cui il termoconvettore si istituiva anche per l’operatore-traghettatore come stella polare, avviene l’impossibile. Si supera il limite che ormai sembrava invalicabile. Nessuna parola, da parte nè di lei né dell’operatore. Solo uno sguardo fugace che diceva “è successo davvero?”. Si arriva, insieme, stretti stretti, a fine piscina. L’operatore esulta

Siamo arrivati a fine piscina! Ma ti rendi conto! Sei un drago, un drago marino gigante!”

Lei ride.

Un drago! Gigante!”

È evidente, in questo lavoro è necessario accontentarsi di poco.

Ogni venerdì D. torna a casa per il week-end dai suoi genitori. Torna in struttura il lunedì mattina.

Ma torni lunedì? Nun te scordà eh!”

Nun te scordà!”

F.

Entra in acqua. Sta sul bordo piscina, mentre canticchia tra sé e sé sigle di cartoni animati che scandiscono la sua giornata. Su richiesta si tuffa. Ogni tanto imita quello che fa l’operatore. Spesso a fine laboratorio afferma “mi piace piscina!”. Rinuncerei alla mia tredicesima pur di sapere se veramente gli piace la piscina.

Le prime volte si picchiava, a sangue, quando nel rivestirsi doveva rimettere i calzini.

Perché? Non è dato saperlo.

Ora, dopo precise istruzioni su come indossare i calzini, dopo avergli spiegato che non c’era fretta nel rivestirsi, dopo la sensazione che tutto questo non servisse effettivamente a un bel niente, non lo fa più.

Perché? Anche questo non è dato saperlo, ma tanto meglio.

Ogni sabato F. pranza fuori, una volta con mamma, una volta con papà. Concluso il pranzo con uno, afferma che la settimana seguente pranzerà con l’altro o l’altra.

Sabato pranzo con mamma!”

L.

Non è mai entrata in acqua.

Per lei andare in piscina equivale a salire sul pulmino per farsi un bel giretto con il sottofondo di Heidi, e prendersi un bel pezzo di pizza e una coca-cola. Durante il suo inserimento in struttura, in forma diurna, quel pulmino è stata la sua casa. Entrava nel pulmino che la andava a prendere alle 10.00 di mattina, e lì rimaneva fino alle 18.00 di pomeriggio. Peccato che fosse estate, e la temperatura, si sa, in quel periodo dell’anno non è delle più clementi. Dopo qualche ora il corpo si fa sentire, verosimilmente una certa arsura fa capolino.

Acqua!”

Ah, Laura vuole l’acqua! Fortuna vuole che proprio qui, fuori dal pulmino, ci sia una pompa pronta a dispensarne quanta ne vuole”

Che colpo basso!

Ogni venerdì va a cena dai nonni con sua mamma. Torna in struttura la sera stessa.

"Vuole moma!”

Durante il coronavirus

Il Governo ha emanato con il Dpcm 22 marzo 2020 nuove ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale.

Il provvedimento prevede la chiusura delle attività produttive non essenziali o strategiche. Restano aperti alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali.

Le piscine, come è logico che sia, non rientrano tra i servizi essenziali. Neanche le pizzerie. Peccato.

Ogni spostamento è altamente sconsigliato se non per comprovate esigenze, così come i contatti con i familiari.

L’angoscia inizia a farsi sentire.


D

Come spiegarle l’improvvisa e incomprensibile chiusura della piscina? Come rendere comprensibile la presenza di quell'operatore che lei vedeva solo in concomitanza del laboratorio piscina, il martedì e il giovedì?

D. Ha sempre avuto paura delle cicale, del rumore che provocano, e che le provocano crisi tanto violente da indurla a prendersi a morsi fino a lacerarsi le braccia.

Ora questo animale è nominabile, e le crisi da loro provocate estremamente ridotte.

D. la piscina è chiusa perché la stanno disinfestando dalle cicale. Quando torneremo le avranno uccise tutte!”

Che giorno è? Perché sei qui e non andiamo in piscina?

Non è stato possibile farla rientrare l’ultimo week-end a casa con mamma e papà. L’ho accompagnata a letto, una di queste sere.

Paura”.

Non preoccuparti, domani faremo tante cose belle. A casa non si può tornare, c’è una brutta influenza che ha colpito le cicale, sono tutte raffreddate e bisogna rimanere a casa. Per questo fanno quel rumore - cicicicici- è perché starnutiscono!”

Una piccola risata, il più che si può ottenere. Ma la domanda rimane, di sottofondo, silenziosa.

Che giorno è? Perché non torno a casa da mamma e papà?

F

Nessun cambiamento degno di attenzione rispetto la piscina. Gli piace davvero?

Anche per lui sono stati interrotti i pranzi con mamma e papà. Al suo posto una breve videochiamata con la mamma, questa era la sua settimana.

Sabato pranzo con papà!”

Sembra che questo gli sia bastato. Nessuna crisi a seguire.

L.

Recentemente, qualche giorno prima della quarantena, è stata trasferita in un’altra comunità, gemellata con quella di Campagnano. Anche lì non si può uscire, anche lì il pulmino non può essere usato. Anche lì le pizzerie sono chiuse.

L. non si può uscire con il pulmino, bisognerà avere un po’ di pazienza.”

Vuole cochi-cola, vuole piza!”

Dove sono, e che giorno è? Perché non posso uscire a prendere la pizza e la coca-cola?

La prima cena con i nonni e la mamma è stata mantenuta. Lo spostamento, abbiamo pensato, era già abbastanza traumatico. La seconda cena, invece, è saltata.

L. sai, il pulmino è rotto e deve essere riparato. Non si potrà andare dai nonni a cena questa settimana, ma puoi stare tranquilla che stanno bene.”

Vuole moma! A-casa-sì!”

Toglie tutti i vestiti dal suo armadio, li mette in alcune buste. Prepara le valigie, deve andare a cena dai nonni. Si stende sul divano, aspetta. Quanti venerdì dovrà aspettare prima di rivederli?

Che giorno è? Perché è venerdì e non vado a cena dai nonni?



Federico Sacchi

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